Ultima modifica: 10 Maggio 2022

Commemorazione di Aldo Moro

Martedì 10 maggio 2022 le classi quinte partecipano alla commemorazione in onore di Aldo Moro che si svolge a Maglie nella piazzetta a lui dedicata nei pressi della casa natale a partire dalle ore 10.00.

Gli studenti muovono in corteo da Palazzo di città per recarsi in Piazzetta Caduti di Via Fani. Una rappresentanza dei ragazzi presenta gli esiti degli approfondimenti sul pensiero dello statista.

Così gli studenti ricordano Aldo Moro

Vogliamo ricordare, con sincera partecipazione, la figura di Aldo Moro, cittadino magliese ed uomo di grande levatura politica, culturale e morale. Noi, alunni del “Mattei”, quest’anno abbiamo voluto commemorare il grande statista affrontando con interesse e curiosità uno studio approfondito delle sue opere e del suo impegno per la costruzione della pace nel Mediterraneo, anche attraverso la testimonianza di persone che lo hanno conosciuto personalmente. Gentilissimo, delicato e riguardoso di tutti. Si illuminava di sorrisi convinti, specialmente dinanzi ai giovani ai quali era lui a tendere la mano. O come chi ebbe l’opportunità di conoscere le sue doti di intellettuale mai disgiunte da quelle umane, lo definiva presente, attento, dei suoi studenti sapeva tutto, chiedeva tutto, si interessava degli studi e della vita privata.

Arianna

Attento e partecipe aveva già evidenziato il carisma del Professore che ascoltava con attenzione e partecipazione le vicende umane dei suoi alunni. Dunque, ascolto e partecipazione attiva erano gli strumenti che gli permettevano di preparare i futuri uomini, protagonisti della storia civile. Grazie, onorevole Moro per aver sempre sottolineato, nel corso della Sua azione politica, l’importanza della formazione educativa che fa emergere le doti dei futuri cittadini.

Andrea

Aldo Moro il 15 maggio 1968 scriveva: «Ai giovani voglio dire che mi rendo conto del loro disagio e che sinceramente comprendo la loro aspirazione a modificare in meglio il mondo che li circonda. È certo che hanno diritto ad una scuola più aperta, più moderna, e che la nazione non può permettersi di sprecare i talenti. Dicano, dunque, discutano, si organizzino per affermare i loro principi, le loro aspirazioni, ma non si isolino». Questo a sottolineare come il rapporto con i giovani e con gli studenti in particolare, era un legame molto speciale che Aldo Moro aveva mantenuto sempre, anche da Presidente del consiglio, durante gli anni della contestazione.

Giorgio

Noi abbiamo voluto soffermarci sull’importante contributo che ha dato al mondo della scuola. Moro credeva nel solido rapporto tra educazione e libertà e pensava che, essendosi concluso uno dei periodi più bui della nostra storia, in cui il Paese era stato soffocato dalla dittatura fascista, l’Italia avesse l’esigenza di ripartire e la base da cui farlo non poteva che essere l’istruzione dei giovani. Ha posto al centro della sua riflessione educativa la pluralità e la libertà educativa e quindi la valorizzazione di tutte quelle attività scolastiche attraverso le quali si formano cittadini maturi e responsabili. E non dobbiamo dimenticare che fu proprio Aldo Moro, da Ministro dell’Istruzione, a introdurre l’insegnamento dell’educazione civica nella scuola perché considerava profondo il legame tra essa e la storia.

Federica

“Un costruttore di Pace nel Mediterraneo”. Così viene definito Aldo Moro. Si fa riferimento ad una fase della politica estera italiana, tra il 1969 e il 1974, dove Aldo Moro in qualità di ministro degli esteri, fu indiscusso protagonista all’avanguardia nella ricerca di una nostra politica estera, in particolare per quanto riguarda il Mediterraneo. Una politica caratterizzata dalla ricerca del bene comune, della prosperità e giustizia per tutti i Paesi. Un agire, quello di Moro, ispirato sia dai più alti valori della nostra tradizione culturale, sia dall’interesse nazionale. In quegli anni Moro dovette confrontarsi con due eventi cruciali per gli equilibri internazionali. Il primo che vide l’Egitto e la Siria aggredire Israele e il secondo, direttamente conseguente al primo, che vide i Paesi produttori di petrolio aumentare il costo dell’oro nero ed attuare un embargo verso quei Paesi che sostenevano Israele. Bisogna ricordare anche che quelli sono gli anni della nascita dei grandi movimenti pacifisti in occidente, gli anni che avevano appena visto l’azione profetica di Papa Giovanni XXIII, di John Kennedy e Paolo VI. A questo filone di idee Moro apparteneva pienamente e questa visione si sposava completamente con la sua concezione del ruolo dell’area mediterranea. Egli auspicava una comunità solidale tra i Paesi delle due sponde, che facendo corpo unico con la Comunità europea, si inserisse nella contrapposizione tra Est e Ovest, tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Nel discorso che fece all’ONU, è esplicitato chiaramente il punto di vista di Aldo Moro, in quella che fu definita la “dottrina italiana per la pace”. Insomma, aveva capito che era necessario un altro protagonista della politica mondiale che andasse ad affiancare le due superpotenze. Questo scenario sembra premonitore di quello che stiamo tuttora vivendo. Aldo Moro auspicava l’indispensabile unità politica dell’Europa, l’unica che potesse dare la forza di attuazione ad un’autonoma visione geostrategica. La forza economica, da sola, non portava e non porta lontano. Ed ancora, Moro, con grande lungimiranza, richiamava l’attenzione sul fatto che non si sarebbe mai potuta avere un’Europa sicura senza un Mediterraneo sicuro. Parole di struggente attualità, pronunciate il 29 giugno del 1969.

Jeremy

Aldo Moro aveva compreso l’importante ruolo che doveva svolgere l’ONU, perché aveva capito che i rapporti internazionali erano fondamentalmente rapporti tra popoli, che hanno bisogno di confrontarsi in modo pacifico e nel rispetto dei diritti di tutti e di ciascuno, sostenendo quella politica di distensione che ha caratterizzato il periodo della guerra fredda, quando gli schieramenti contrapposti rischiavano di far ripiombare l’Europa in un nuovo periodo buio. Moro espresse la sua visione della politica internazionale in un famoso discorso all’Assemblea generale dell’ONU (6 dicembre 1971) quando si schierò in favore della cooperazione e del multilateralismo. E anche in ambito europeo nel 1975, Moro sottolineò l’interdipendenza tra l’Europa continentale e il Mediterraneo e sostenne la necessità di sviluppare una forte cooperazione con l’Africa e il Medio Oriente: se si fosse perseguita con convinzione quella strada forse oggi non vivremmo il dramma doloroso dell’immigrazione e dell’integralismo islamico che sta condizionando il nostro vivere civile e mettendo in discussione il senso della democrazia.

Alessia

Papa Paolo VI definisce Aldo Moro «uomo di pace, buono, mite, saggio». E oggi più che mai appare attuale il suo impegno verso un disarmo progressivo, soprattutto delle armi nucleari, nella consapevolezza che un conflitto mondiale avrebbe comportato la distruzione della civiltà umana. Era solida in lui la convinzione che l’Italia dovesse giocare un ruolo determinante nel difendere il diritto all’autodeterminazione dei popoli per via democratica sancito dagli accordi di Helsinki. Nella sua incessante ricerca di coniugare l’indipendenza e la sicurezza dell’Italia con il bene supremo della pace, nel 1969 affermava in modo inequivocabile «il rifiuto dell’oppressione del popolo e fra i popoli e il grave disagio di fronte alla violenza, ovunque e dovunque esercitata», arrivando alla condanna aperta dei regimi dittatoriali e di ogni forma di soppressione delle libertà e dei diritti umani. Se oggi Moro fosse ancora vivo sicuramente affermerebbe: «L’Europa è una terra inquieta, carica di storia, portatrice ed armonizzatrice di grandi civiltà. Vogliamo in Europa la pace».

Chiara

In ogni cosa che Aldo Moro ha pensato, scritto, detto, risalta il rispetto della libertàdell’uomo, il riconoscimento della sua dignità, la condivisione di una precisa responsabilità. La libertà, diceva, è uno stato da favorire, da rendere possibile, da garantire. È anche lo strumento con il quale si realizza a pieno la vocazione di grandezza degli esseri umani. È una dimensione fondamentale, in base alla quale si ha la facoltà di scegliere. Essa è il senso di marcia e il segno dello sviluppo della storia dell’umanità, che la politica deve aiutare e sostenere. E la democrazia è essenzialmente rispetto della libertà di tutti, della dignità di tutti e del dolore di tutti. In altre parole, la democrazia si concretizza quando la politica permette alla libertà di esprimersi in ogni dimensione umana. Ogni violazione della democrazia rappresenta un’azione contro la libertà che si ritorce non solo contro l’uomo, ma anche contro lo Stato.

Davide

Di Aldo Moro abbiamo apprezzato la capacità di ascoltare e la volontà di inclusione;abbiamo ammirato l’ostinata volontà di superare le contrapposizioni ideologiche attraverso le famose “convergenze parallele”: un punto d’incontro per realizzare la democrazia compiuta e l’Europa dei popoli. Lo abbiamo apprezzato per aver ascoltato tutti e aver accolto i tempi nuovi che si annunciavano. Concetti di grande attualità e di grande valore se pensiamo alla politica odierna, colma di divisioni interne e di superficiali battibecchi. Lo abbiamo ammirato soprattutto per il suo impegno nell’Assemblea Costituente, in una sezione così importante come i diritti dell’uomo e del cittadino. Proprio in questa sede Moro pronunciò un discorso che ancora oggi fa riflettere: «La Costituzione, diceva, non deve essere ideologica, deve rendere possibile una libera azione, non soltanto delle varie forze politiche, ma di tutti i movimenti ideologici», sottolineando il fatto che si voleva realizzare attraverso la Costituzione uno strumento efficace di convivenza democratica. In questa espressione c’è tutta l’umanità e la lungimiranza di Aldo Moro e dei Costituenti che capirono l’importanza di creare una Costituzione che non si limitasse a riorganizzare lo stato, ma che rendesse possibile la convivenza democratica e la libertà di opinione. Aspetti tutt’altro che scontati dopo il ventennio fascista e le profonde lacerazioni della guerra fratricida.

Giovanni

A distanza di tanti anni emerge con grande evidenza il decisivo contributo che Moro seppe dare al consolidarsi della democrazia in Italia, attraverso uno straordinario impegno culturale, civile e politico, sorretto da un granitico senso del “dovere del servizio” verso i cittadini. Riflettendo sull’attualità del grande statista magliese, emerge la sua straordinaria capacità di comprendere in anticipo i cambiamenti epocali. Sostenitore della necessità di conoscere le trasformazioni della società, vedeva nei giovani del ‘68 i protagonisti del cambiamento, gli attori del futuro del paese. Riferendosi a loro amava esortarli a cambiare il mondo, ma senza disprezzare il passato. Ed incrollabile era la sua convinzione che essi debbano formarsi nella libertà, ma anche nell’autonomia e nella partecipazione.

Lucrezia

Aldo Moro è stato un grande leader politico. Ma lo è stato perché aveva uno stile e una coerenza che lo hanno reso credibile agli occhi del suo partito e della società. Una coerenza che è strettamente legata alla sua scelta religiosa: Moro era un grande uomo di fede. Tutta la sua vita si è svolta nel segno della politica e della religione cristiana, tanto che nel 2012 è stato proclamato “servo di Dio”, il primo passo verso il processo di beatificazione. Una visione cristiana della vita pubblica già ben radicata nel pensiero giovanile di Moro. Infatti negli anni ’30 era stato presidente della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) ed apparteneva a quella generazione di giovani cattolici educati ad obbedire alla coscienza. Egli sosteneva che la nuova classe dirigente, che avrebbe dovuto guidare l’Italia dopo il fascismo, dovesse avere autonomia spirituale ed integrità perché una coscienza formata è in grado di giudicare con libertà. Moro operava come laico nella Chiesa e come cristiano nella società, una fede aperta, mai ostentata, ma neppure mai nascosta.

Alessio

Moro, da cattolico fervente, ha raccolto le sfide del proprio tempo e si è confrontato seriamente con le questioni e le problematiche sociali, con una mentalità aperta, per niente bigotta. Aveva compreso, infatti, per esempio in occasione del referendum sul divorzio del 1974, che la società era cambiata in modo irreversibile e che la fede andava in una dimensione diversa rispetto alla politica. E che le posizioni rigide della Chiesa sull’argomento non facilitavano il contatto con le masse né la collaborazione con gli altri partiti politici. Moro aveva un grande spirito di collaborazione e, allo stesso tempo, portava avanti le sue idee con tenacia. Come avvenne nel 1976 in occasione della formazione del governo di solidarietà nazionale. La posizione tenuta da Moro in questa occasione rivela una scelta etica di fondo, non è solo una tattica elettorale. Il Presidente della Democrazia cristiana ritiene che sia dovere dei cattolici entrare in un rapporto di collaborazione leale con le culture diverse. Infatti, egli ritiene che il cambiamento della mentalità e dei comportamenti metta in discussione tutti: politica e chiese. Aldo Moro visse la sua vita fino alla fine secondo il Vangelo e, rivolgendosi alla moglie scrisse: «Bisogna aggiungere la propria sofferenza alla sofferenza di Cristo per salvare il mondo. Sono nelle mani di Dio». L’impegno, la coerenza, la testimonianza di quest’uomo possono dirci tanto ancora oggi. A lui e a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per ideali più grandi dobbiamo la nostra libertà, le grandi conquiste della democrazia. Il suo insegnamento non può lasciarci indifferenti, ma ci sprona al servizio del prossimo e dell’intera comunità. La sua tenacia ci incoraggia a non darci per vinti davanti alle sconfitte ma ad agire sempre e comunque per il bene. E siamo d’accordo con lui quando diceva che il bene non fa notizia ma che, a differenza del male, rende possibile la vita.

Luca

Al Senatore Giorgio De Giuseppe va la più viva gratitudine per l’attenzione dedicata ai nostri studenti




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